March Madness ’19

Quest’anno, però, gli dei del basket sembra abbiano voluto bilanciare i conti. Nella insidiosa gara contro la University of Central Florida, valida per i sedicesimi di finale della March Madness, l’ultima risata è spettata a noi.

Il tiro di Grayson Allen rimbalzò tre volte sul ferro. Mancava un secondo alla fine, il punteggio era in parità, e tutta la Duke tratteneva il fiato, pronta ad esplodere di gioia se quella palla fosse caduta all’interno della retina. Erano i quarti di finale della March Madness del 2018 e quel giro, quella maledetta palla, non entrò. Mentre a Duke tutti noi rimanemmo senza parole, il resto degli States celebrò ad alta voce la nostra eliminazione. I Blue Devils, si sa, sono odiati da tutti.

Quest’anno, però, gli dei del basket sembra abbiano voluto bilanciare i conti. Nella insidiosa gara contro la University of Central Florida, valida per i sedicesimi di finale della March Madness, l’ultima risata è spettata a noi.

Sulla carta è un match comodo, ma la difficoltà della partita si riassume in un nome: Tacko Fall, il centro di UCF che ha qualcosa in più degli altri. Non è particolarmente atletico. Non è nemmeno cestisticamente così intelligente da fare sempre la scelta giusta. Semplicemente, è una montagna di 7.6 piedi. Tradotto in termini familiari, un gigante di 231 cm che per schiacciare deve soltanto allungare il braccio: i 3.05 metri del ferro arancione sono decisamente pochi per uno di questa taglia.

Tutto quello che rimbalza intorno ai canestri è suo. Non è il miglior realizzatore (finirà il match con 15 punti, dietro alla sua guardia con 32), ma piuttosto una minaccia costante, viste le numerose – e capibili – difficoltà che i Blue Devils incontrano nel marcarlo. Zion WIlliamson, l’animale di 6.7 piedi e 284 pound di Duke che aveva fino a questo momento sovrastato tutte le difese americane, sembra un ragazzino a confronto di Fall.

Coach K sa che serve costringere Fall al “foul out,” ovvero l’espulsione per somma di falli, la quale avviene a pochi secondi dalla sirena: quanto basta per impedire al gigante di UCF di catturare quell’ultimo rimbalzo che avrebbe potuto dare la vittoria a UCF. Sotto 77-76 ma con la palla in mano, UCF ha infatti l’ultima chance del match a 11 secondi dal termine. Il tiro rimbalza sul ferro due volte, per poi essere catturato da un giocatore con la maglia dello stesso colore: l’esito non cambia. La palla non fa splash, e la sirena suona. Nonostante una rosa che sulla carta dovrebbe schiacciare in scioltezza ogni avversario, Duke avanza agli ottavi di finale con tante sofferenze e altrettante incertezze.

Per gli studenti di Duke conta solo la vittoria, e il morale rimane quindi giustamente alto nel campus. Manca un mese alla fine delle lezioni, dopodiché sarà tempo di esami finali e, per me, graduation. Io intanto sto giungendo al termine di una settimana impegnativa, la quale si concluderà in grande stile venerdì con l’Aperitivo con gli Amici. Si tratta di un evento mensile durante il quale gli italiani che vivono o lavorano in zona si riuniscono in un bar o ristorante e fanno quello che sanno fare meglio: apericena. Ricercatori, dottori, studenti che inseguono il PhD, ma anche famiglie e student-athletes: la componente demografica è molto variegata. L’obiettivo è ritrovarsi per una serata in compagnia e discutere del più e del meno, fare networking, ridere, e sorseggiare vini e birre rigorosamente importati da cantine o birrerie italiane. Di tanto in tanto fa bene respirare l’aria di casa!

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Duke, where Journalism Matters.

Personalità giornalistiche di caratura internazionale mi insegnano alcuni segreti della pratica. What an honor!

Settimana all’insegna del giornalismo a Duke.

Lunedì è venuto a trovarci in classe Tim Golden, famoso reporter investigativo per il New York Times. Due volte vincitore del premio Pulitzer, Golden è particolarmente rinomato per avere ottenuto file top-secret riguardanti il trattamento disumano nei confronti dei prigionieri iracheni per mano dell’esercito americano negli anni successivi agli attacchi dell’11 settembre 2001. Le storie più scottanti di Golden sono quelle sui centri di detenzione di Abu Ghraib, in Iraq, e Guantánamo Bay, a Cuba.

Mercoledì, invece, durante una lezione del corso di fact-checking, ci siamo collegati via Skype con fact checkers internazionali. Dalla Turchia, Baybars Örsek, nuovo direttore dell’International Fact-Checking Network (IFCN), ha spiegato il ruolo sociale che i fact checkers ricoprono in Turchia: questi non si occupano solo di verificare le frasi dei politici (come fanno i fact checkers nella maggior parte dei Paesi nel mondo), ma valutano anche la veridicità dei dubbi riguardanti temi importanti come l’economia, l’educazione, e la sanità. In collegamento dal Brasile, Cristina Tardáguila ci ha spiegato come lei abbia dovuto sopravvivere a minacce e insulti per fare fact-checking durante le turbolenti elezioni presidenziali del 2018. Alexios Mantzarlis, giornalista poliglotta e co-fondatore del sito italiano di fact-checking Pagella Politica, ha parlato di quando è andato live su Rai 2 per verificare frasi e dichiarazioni di alcuni politici italiani. Come ex direttore dell’IFCN, Mantzarlis ha anche spiegato i passi che un’organizzazione di fact-checking deve compiere per poter ambire ad essere un firmatario dell’IFCN.

Più politico il discorso di John Kelly giovedì a Duke. Capo di gabinetto della Casa Bianca e consigliere di Trump fino a gennaio 2019, Kelly è contrario alla costruzione del muro in Messico e identifica il clima di forte polarità in Congresso come il principale ostacolo per il decision-making del governo attuale.

Intanto lo spring break è arrivato, e si vede: il campus si è trasformato in un deserto. Io ho sfortunatamente dovuto rinunciare ai miei piani di allenarmi con una squadra della Major League Soccer. Per motivi logistici sono alla fine rimasto a Duke, e mi unirò ad una squadra di serie B americana in North Carolina per alcune sessioni di allenamento durante questa settimana.

La Disfatta di Duke B-Ball: che Paura per Zion!

Il ginocchio fa crack e Zion è costretto a saltare il resto del match. Per Nike, soltanto brutte notizie: la mattina seguente, lo stock del colosso americano scende di quasi due punti percentuali.

Un disastro. Non ci sono altre parole per riassumere la partita di basket più importante dell’anno.

Al momento del tip-off, lo stadio è strapieno. Sugli spalti non ci sono soltanto studenti di Duke, carichi e un filino brilli, ma anche personalità famose come il regista cinematografico Spike Lee e il due volte presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Capite quando è importante questa partita?

È persino impossibile trovare un posto in uno dei bar del campus. Non avendo prenotato in anticipo, finiamo in una birreria in città. Anche qui, il clima caldo dei supporters di Duke si fa sentire, e per sedersi ad un tavolo c’è da fare la guerra. Vi giuro che andare a vedere il Milan è molto più facile!

Neanche il tempo di fare due scommesse tra amici sull’esito della partita che già si capisce che questa serata non andrà per il verso giusto. Zion Williamson, il top player indiscusso di Duke e presto scelta numero uno al draft NBA di giugno, sterza bruscamente sul parquet del Cameron Stadium. La scarpa Nike non regge la sterzata del colosso di due metri per 123 chili, e si apre in due. Non si era mai visto un giocatore perforare una scarpa dopo un cambio di direzione. Risultato? Il ginocchio fa crack e Zion è costretto a saltare il resto del match. Per Nike, soltanto brutte notizie: la mattina seguente, lo stock del colosso americano scende di quasi due punti percentuali.

Ma niente paura, perché c’è molto di più del basket a Duke! Fra dieci giorni inizia lo spring break, la settimana di vacanza che ogni marzo spinge migliaia di studenti del college ad andare incontro al caldo dei Caraibi o delle spiagge meridionali dell’America. Niente di particolare, si tratta di una settimana in cui si fa festa dalla mattina alla sera, sulla spiaggia o in discoteca. Quest’anno, però, io ho piani diversi.

Il mio obiettivo è quello di allenarmi con una squadra della Major League Soccer durante quella settimana. Sarebbe un’opportunità per accrescere la mia visibilità e per capire quale sia il ritmo e il livello delle prime squadre MLS in America. Ma è ancora tutto da decidere. Vi tengo aggiornati!

Back to Business: la prima partita del 2019

Da parte nostra resta la buona prestazione contro una squadra professionista, ma anche il rammarico della sconfitta che, come dice il mio vecchio, “brucia sempre, anche nelle amichevoli!”

Dopo un mese di stallo, sabato siamo tornati in campo. Il primo test primaverile ci ha visti a confronto con una squadra USL (la rispettiva serie B americana) localizzata a Charlotte, in Nord Carolina. Non è stata soltanto un’amichevole, ma anche un’occasione per mettersi in mostra: a gennaio 2020 ci sarà il draft, e quindi adesso ogni partita diventa importante per fare buone impressioni sul giro di squadre professionistiche statunitensi.

Kickoff notturno alle 8. Dopo un primo tempo a viso aperto, andiamo al riposo sul risultato di 1-1. La ripresa si fa molto più caotica, le squadre si allungano, e le occasioni si moltiplicano da entrambe le parti. Il match finisce 3-2 per loro. Da parte nostra resta la buona prestazione contro una squadra professionista, ma anche il rammarico della sconfitta che, come dice il mio vecchio, “brucia sempre, anche nelle amichevoli!”

È periodo di mid-term intanto per noi studenti di Duke. I primi esami del semestre ci hanno colpito duramente, e le conseguenze si percepiscono nella vita quotidiana. Gli studi ci costringono a diminuire le serate al bar per dedicare più tempo a posti noiosi come la biblioteca. Il sonno, purtroppo, ne risente: la sveglia suona sempre alle sette la mattina e fra allenamento, lezioni, e studio, difficilmente si riesce a riposare serenamente.

Le mie classi di giornalismo sono le più esigenti in quanto richiedono di produrre articoli settimanali. Fra i principali argomenti che trattiamo ci sono la situazione tesa del governo americano e le campagne elettorali dei potenziali avversari di Trump nelle elezioni presidenziali del 2020. Trump che, recentemente, ha dichiarato lo stato di emergenza per la situazione dell’immigrazione al confine fra Messico e USA. Gli oppositori, soprattutto i democratici, hanno reagito pacatamente: “Ci vediamo in tribunale,” hanno detto al presidente.

Mercoledì è il giorno di Duke-UNC, il derby di college basketball più seguito e sentito di tutti gli States. Per noi che giochiamo in casa sarà una festa dalla mattina alla sera, indipendentemente dal risultato della partita. A scaldare ulteriormente l’ambiente ci ha pensato Jayson Tatum, il talento dei Boston Celtics che ha deciso di fare una visita al suo vecchio campus questo weekend. Ovviamente abbiamo avvistato il giovane cestista in disco!

Bleeding Blue

Duke a 360 gradi!

Settimana movimentata in quel di Durham. Direttamente dai gradi più alti delle forze militari statunitensi, il generale Stanley McChrystal è venuto a Duke a raccontare aneddoti e oscure verità riguardo alla campagna militare americana in Afghanistan contro le forze terroristiche talebane. In occasione dell’evento, l’aula era piena e, nonostante McChrystal sia un killer addestrato, nessuno si è sentito particolarmente in pericolo durante la sua conferenza.

Sabato ho partecipato all’evento con i Duke Alumni, ovvero gli ex-studenti che occasionalmente tornano a fare visita al campus in cui hanno studiato e sono cresciuti. Dal palco io e altri tre student-athletes abbiamo risposto ad alcune domande personali e sulla squadra. Pranzo tutti insieme e poi via ad andare a vedere la partita di basket di Duke.

Eh sì perché il basket sta entrando nella sua fase più calda proprio in questo momento. La regular season sta per giungere al termine e la famosa March Madness (ne parlerò quando sarà il momento) prenderà presto la scena. Prima però, noi di Duke dobbiamo sfidare i rivali storici della University of North Carolina in Chapel Hill (o, in breve, UNC). Per farvi capire quanto la partita sia sentita, vi dico soltanto che gli studenti di Duke per assicurarsi il posto all’interno del piccolo Cameron Indoor Stadium campeggiano giorno e notte nel piazzale fuori dallo stadio da ormai un mese. Il match si gioca il 20 febbraio.

Nel frattempo Trump, sotto la forte pressione dei democratici che adesso possono fare la voce grossa avendo la maggioranza nella House, ha riaperto il governo. Ma soltanto per tre settimane, ha specificato il presidente, il quale vuole usare questi giorni per convincere l’opposizione a passare il piano per costruire il muro sul confine messicano. Cinque miliardi e 700 mila dollari è la cifra che Trump cerca di far approvare. Martedì ci sarà il State of the Union, il famoso discorso alla nazione che il presidente ha dovuto riprogrammare per via dello shutdown. Il muro e le migrazioni, le elezioni presidenziali del 2020, le tasse e i posti di lavoro, il rifiuto di cooperare da parte dell’opposizione, così come i progressi fatti fino ad ora, saranno i punti che il presidente toccherà durante il suo speech. E sicuramente manderà qualche frecciatine delle sue ai suoi nemici.

Io intanto sono rimasto fermo ai box un giorno per colpa dell’influenza. Niente allenamento, niente lezioni, e niente uscite con gli amici la sera: completamente off. Ma sono subito pronto a ripartire, da venerdì precisamente, quando andrò alla Scholarship Dinner con gli Iron Dukes, un altro evento in cui potrò incontrare i famosi “doners” e fare networking. Sarà una bella serata per vestirsi eleganti, cenare bene, e conoscere meglio questo mondo chiamato Duke.

A Pieno Regime

Si torna seriamente al lavoro sia a scuola che a calcio.

Grazie ad una delle persone più influenti della storia americana, questa settimana ci siamo goduti il weekend lungo. Il “MLK day,” il giorno di Martin Luther King, ci ha infatti regalato il day-off lunedì. Approfittando dell’assenza delle lezioni, abbiamo “fatto gruppo” anche domenica sera, e siamo così andati a fare serata con la squadra. Nel college, un ambiente in cui le distrazioni dal calcio sono tante, purtroppo non è facile creare il legame fra compagni. Ogni occasione diventa quindi buona per rimediare a questa assenza di spogliatoio.

Gli allenamenti in questa parte dell’anno sono faticosi. Durano tanto, in media due ore e mezza, e si dividono fra palla e pesi. Si comincia alle 10 sul campo, per poi passare alle 11:30 in palestra per un’altra ora di lavoro. L’obiettivo dei coach – e in generale, l’idea del semestre primaverile nei college – è quello di aumentare la massa muscolare dell’atleta e allo stesso tempo svilupparne capacità fisiche come resistenza e forza esplosiva. Tutti concetti sicuramente belli da sentire, ma molto più difficili da realizzare.

Intanto l’America si sta avvicinando allo State of The Union, il discorso che il presidente tiene alla fine di gennaio per fare un recap della situazione del Paese e avanzare nuove proposte. Col governo momentaneamente chiuso (ormai lo shutdown è in corso da un mese) per via della questione del muro in Messico, la gente si chiede ansiosamente cosa farà Trump.

Le tensioni si avvertono un po’ ovunque. Democratici e repubblicani sembrano non venire ad un compromesso, il che spaventa tanto l’opinione pubblica. Gli stessi guest speakers, ovvero le persone esterne che vengono a tenere conferenze o discussioni qua a Duke (come politici o giornalisti), non possono che imbattersi in questo tipo di conversazione e domandarsi cosa succederà. Perfino in classe, il contenuto delle mie lezioni si concentra spesso su questo tema bollente.

Per quanto riguardo questo fine settimana, sabato sono stato invitato a partecipare ad una cerimonia con gli Iron Dukes, ovvero gli ex-alunni che con le loro generose donazioni all’università permettono a me ed altri studenti-athletes di frequentare Duke tramite borse di studio. Sarà sicuramente un evento emozionante e una grande occasione per conoscere finalmente le facce di quelle persone che mi stanno facendo vivere questa esperienza incredibile.

Winter Break

I premi personali (calcistici e non), il mio viaggio di ritorno, i piani per questo Winter Break e per il semestre che verrà!

La procedura, da due anni a questa parte, è la stessa. Consegno gli ultimi esami, congedo compagni e allenatori, e chiudo la valigia: è ora di volare a casa. Durham-New York City-Milano è l’itinerario di 14 ore che mi separa da un piatto di pasta finalmente fatto bene e soprattutto tante, tantissime risate in famiglia e con amici.

Questo semestre autunnale passa in rassegna come il miglior periodo universitario per me fino ad ora. Non soltanto la stagione calcistica mi ha regalato moltissime emozioni, ma una volta terminata sono arrivati anche molti riconoscimenti personali di caratura nazionale: sia per il rendimento calcistico che per quello scolastico, sono ufficialmente marchiato come “All-American,” ovvero rientro nella cerchia di quei pochi student-athletes negli Stati Uniti ad eccellere sia sul campo che fuori.

Per il modo in cui il college americano è organizzato, le vacanze invernali sono una vera e propria pacchia. A differenza del sistema universitario italiano che prevede esami a gennaio e forza così gli studenti a spendere tempo sui libri durante il periodo natalizio, per noi a gennaio iniziano corsi totalmente nuovi. Ed ecco che allora questi venti giorni a casa verranno dedicati al relax, alla family, e agli amici di sempre… Ed a tenermi allenato nel caso il mio coach ve lo chieda! Per quanto sembri che mi goda la vida dello sfaticato, non pensate però che non faccia niente tutto il giorno: ci pensa ben il mio vecchio a mettermi sotto al ristorante!

La ricompensa, però, c’è sempre!

Il prossimo (e penultimo) semestre, invece, sarà il più impegnativo. Dei cinque corsi che frequenterò, tre saranno incentrati su giornalismo e due su storia. Dovrò passare il cosiddetto “capstone” giornalistico, ovvero il corso chiave che riassume i progressi fatti fino ad ora ed analizza la mia personale esperienza durante il tirocinio che ho svolto l’estate scorsa. Il duro impegno scolastico servirà a tenermi la mente impegnata durante la primavera dato che il calcio, essenzialmente, si ferma. Il programma calcistico nello Spring semester prevede, infatti, allenamenti e amichevoli ma nessuna partita ufficiale. Per quanto insensato possa sembrare (e credetemi, è alquanto insensato), ho imparato a convivere con questo tipo di organizzazione, anche se non nascondo il fatto che sia una di quelle poche cose che cambierei del sistema college.