Duke, where Journalism Matters.

Personalità giornalistiche di caratura internazionale mi insegnano alcuni segreti della pratica. What an honor!

Settimana all’insegna del giornalismo a Duke.

Lunedì è venuto a trovarci in classe Tim Golden, famoso reporter investigativo per il New York Times. Due volte vincitore del premio Pulitzer, Golden è particolarmente rinomato per avere ottenuto file top-secret riguardanti il trattamento disumano nei confronti dei prigionieri iracheni per mano dell’esercito americano negli anni successivi agli attacchi dell’11 settembre 2001. Le storie più scottanti di Golden sono quelle sui centri di detenzione di Abu Ghraib, in Iraq, e Guantánamo Bay, a Cuba.

Mercoledì, invece, durante una lezione del corso di fact-checking, ci siamo collegati via Skype con fact checkers internazionali. Dalla Turchia, Baybars Örsek, nuovo direttore dell’International Fact-Checking Network (IFCN), ha spiegato il ruolo sociale che i fact checkers ricoprono in Turchia: questi non si occupano solo di verificare le frasi dei politici (come fanno i fact checkers nella maggior parte dei Paesi nel mondo), ma valutano anche la veridicità dei dubbi riguardanti temi importanti come l’economia, l’educazione, e la sanità. In collegamento dal Brasile, Cristina Tardáguila ci ha spiegato come lei abbia dovuto sopravvivere a minacce e insulti per fare fact-checking durante le turbolenti elezioni presidenziali del 2018. Alexios Mantzarlis, giornalista poliglotta e co-fondatore del sito italiano di fact-checking Pagella Politica, ha parlato di quando è andato live su Rai 2 per verificare frasi e dichiarazioni di alcuni politici italiani. Come ex direttore dell’IFCN, Mantzarlis ha anche spiegato i passi che un’organizzazione di fact-checking deve compiere per poter ambire ad essere un firmatario dell’IFCN.

Più politico il discorso di John Kelly giovedì a Duke. Capo di gabinetto della Casa Bianca e consigliere di Trump fino a gennaio 2019, Kelly è contrario alla costruzione del muro in Messico e identifica il clima di forte polarità in Congresso come il principale ostacolo per il decision-making del governo attuale.

Intanto lo spring break è arrivato, e si vede: il campus si è trasformato in un deserto. Io ho sfortunatamente dovuto rinunciare ai miei piani di allenarmi con una squadra della Major League Soccer. Per motivi logistici sono alla fine rimasto a Duke, e mi unirò ad una squadra di serie B americana in North Carolina per alcune sessioni di allenamento durante questa settimana.

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March Madnessssss!

Una vittoria leggendaria, una sconfitta amarissima, e un upcoming match che vale la stagione. Questo il riassunto dell’ultima settimana di Duke Basketball che, dopo aver vinto in rimonta in casa contro i cugini di UNC, ha perso contro i medesimi nei playoff dell’ACC tournament. Oggi, però, ci si gioca la stagione.

Quanto è bello lo sport! Nemmeno il tempo di festeggiare o disperarsi che è già l’ora di mettersi in discussione di nuovo. È infatti tempo di #MarchMadness, il torneo collegiale della NCAA che incoronerà la squadra cestistica più forte degli States. Oggi si inizia coi round of 64, ovvero i 32esimi di finale. Duke affronta Iona, la meno quotata ma pur sempre velenosa università nello stato di New York.

Prima della fine del mese il torneo finisce. Non oso immaginare cosa possa succedere nel campus in caso di vittoria del torneo NCAA. Chi ci è passato nel 2015 dice che i festeggiamenti  sono ‘cento volte più pazzi’ di quelli successivi alla W contro North Carolina. Queste, a proposito, le celebrazioni dopo la partita di sabato 3 marzo…

E questa era l’atmosfera che si respirava dentro a Cameron, riempito oltre il possibile per l’occasione. Per darvi l’idea dell’importanza del match, fra gli ospiti d’onore c’erano Ken Jeong, il cinese Mr. Chow di Una Notte da Leoni (Duke alumn), e Tony Romo, che gli appassionati di NFL sicuramente conoscono molto bene.

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Per quanto riguarda il ‘soccer’, noi siamo nella settimana di spring break, in cui (purtroppo) gli allenamenti di squadra si fermano e la scuola (per fortuna) è off. Tutti i miei compagni sono volati a casa o in vacanza. Io, dopo essermi fermato 3 giorni in più a Durham per allenarmi in tranquillità, mi trovo al momento dalla vecchia conoscenza Tim, in Florida. Vista la neve che sta scendendo in North Carolina, un po’ di sole e caldo per 3 gironi non mi fanno del male!

Il tutto però con l’obiettivo di stare in forma. A cinque giorni dal nostro ritorno, infatti, inizia il primo test primaverile contro UVA (University of Virginia), una delle squadre più toste della nostra ACC conference. Sarà curioso vedere se la nostra nuova squadra ha imparato i meccanismi o se avremo bisogno di lavorare ancora tanto.

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Tornati dallo spring break, 6 settimane di scuola ci separano dalla fine del semestre. Poche ma buone visti gli impegni in programma!

E a maggio… si vola prima in Argentina, ad esplorare il Paese che sforna footballers su footballers, e poi in Uruguay.

Una volta di ritorno, sarà già tempo di World Cup. Quanta amarezza mi viene a pensare che il compagno di squadra islandese mi chiede continuamente ‘Con chi è l’Italia in girone al Mondiale?’ Sarà la coppa del mondo più lunga della storia…