Marzo, Mese molto Caldo

Max Allegri dice sempre che “marzo è il mese più importante dell’anno.” Vediamo allora che succede a Duke in questo periodo!

Partita primaverile in tutti i sensi quella di sabato. Diciotto gradi, sole, e un ritmo di gioco da rivedere.

Sul campo di erba artificiale di Chapel Hill non siamo riusciti a recuperare il gol di svantaggio maturato nei primi minuti di gioco contro l’Università della North Carolina. Uno a zero per loro il risultato finale. Per noi soltanto tante occasioni, un rigore da me fallito, e sprazzi di bel gioco.

Sabato è iniziata la Major League Soccer, un campionato che quest’anno seguirò da più vicino visti i miei obiettivi professionistici per la prossima stagione. Per quanto possa sembrare assurdo, la stagione MLS va da marzo ad ottobre, con il campionato che continua anche durante il caldo asfissiante di giugno e luglio. I favoriti rimangono Atlanta United (i campioni in carica), New York Red Bulls (la cui rosa può contare su due ex giocatori di Duke) e Los Angeles Galaxy. I nomi che fanno rumore sono sempre quelli delle star europee che, al tramonto della loro carriera, vengono in America in cerca di soldi, avventure, e perché no, per aprire nuovi business nel prosperoso mondo statunitense. Rooney e Ibra sono in cima a questa lista.

Per quanto riguarda il basket del college, ci avviciniamo alla March Madness (letteralmente, “Follia di Marzo”), il periodo più caldo dell’anno per questo sport. Si tratta dei playoff di college basketball in cui le migliori 64 squadre degli States si sfidano in gare ad eliminazione diretta. Non essendoci altri maggiori campionati in sessione (il football e baseball professionistici e collegiali sono off season, e l’NBA non è particolarmente seguita durante la sua regular season), la maggior parte dell’attenzione mediatica si concentra su questo torneo che coronerà un vincitore nazionale alla fine di marzo. Il presidente USA, come da tradizione, farà il suo pronostico in diretta nazionale compilando il tabellone con i nomi delle scuole dalla prima gara fino alla finalissima. Duke dovrà valutare se sarà in grado di recuperare la sua star Zion Williamson, altrimenti la rosa dei Blue Devils rimane troppo mediocre per poterla spuntare in questa competizione molto tosta.

Noi studenti entriamo intanto nell’ultima settimana di scuola prima del preannunciato spring break. Questa vacanza spezza in due il semestre sia dal punto di vista accademico che sportivo. Soprattutto, però, dà a noi studenti un attimo di respiro prima della cavalcata finale verso gli esami di fine semestre.

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Bleeding Blue

Duke a 360 gradi!

Settimana movimentata in quel di Durham. Direttamente dai gradi più alti delle forze militari statunitensi, il generale Stanley McChrystal è venuto a Duke a raccontare aneddoti e oscure verità riguardo alla campagna militare americana in Afghanistan contro le forze terroristiche talebane. In occasione dell’evento, l’aula era piena e, nonostante McChrystal sia un killer addestrato, nessuno si è sentito particolarmente in pericolo durante la sua conferenza.

Sabato ho partecipato all’evento con i Duke Alumni, ovvero gli ex-studenti che occasionalmente tornano a fare visita al campus in cui hanno studiato e sono cresciuti. Dal palco io e altri tre student-athletes abbiamo risposto ad alcune domande personali e sulla squadra. Pranzo tutti insieme e poi via ad andare a vedere la partita di basket di Duke.

Eh sì perché il basket sta entrando nella sua fase più calda proprio in questo momento. La regular season sta per giungere al termine e la famosa March Madness (ne parlerò quando sarà il momento) prenderà presto la scena. Prima però, noi di Duke dobbiamo sfidare i rivali storici della University of North Carolina in Chapel Hill (o, in breve, UNC). Per farvi capire quanto la partita sia sentita, vi dico soltanto che gli studenti di Duke per assicurarsi il posto all’interno del piccolo Cameron Indoor Stadium campeggiano giorno e notte nel piazzale fuori dallo stadio da ormai un mese. Il match si gioca il 20 febbraio.

Nel frattempo Trump, sotto la forte pressione dei democratici che adesso possono fare la voce grossa avendo la maggioranza nella House, ha riaperto il governo. Ma soltanto per tre settimane, ha specificato il presidente, il quale vuole usare questi giorni per convincere l’opposizione a passare il piano per costruire il muro sul confine messicano. Cinque miliardi e 700 mila dollari è la cifra che Trump cerca di far approvare. Martedì ci sarà il State of the Union, il famoso discorso alla nazione che il presidente ha dovuto riprogrammare per via dello shutdown. Il muro e le migrazioni, le elezioni presidenziali del 2020, le tasse e i posti di lavoro, il rifiuto di cooperare da parte dell’opposizione, così come i progressi fatti fino ad ora, saranno i punti che il presidente toccherà durante il suo speech. E sicuramente manderà qualche frecciatine delle sue ai suoi nemici.

Io intanto sono rimasto fermo ai box un giorno per colpa dell’influenza. Niente allenamento, niente lezioni, e niente uscite con gli amici la sera: completamente off. Ma sono subito pronto a ripartire, da venerdì precisamente, quando andrò alla Scholarship Dinner con gli Iron Dukes, un altro evento in cui potrò incontrare i famosi “doners” e fare networking. Sarà una bella serata per vestirsi eleganti, cenare bene, e conoscere meglio questo mondo chiamato Duke.

Winter Break

I premi personali (calcistici e non), il mio viaggio di ritorno, i piani per questo Winter Break e per il semestre che verrà!

La procedura, da due anni a questa parte, è la stessa. Consegno gli ultimi esami, congedo compagni e allenatori, e chiudo la valigia: è ora di volare a casa. Durham-New York City-Milano è l’itinerario di 14 ore che mi separa da un piatto di pasta finalmente fatto bene e soprattutto tante, tantissime risate in famiglia e con amici.

Questo semestre autunnale passa in rassegna come il miglior periodo universitario per me fino ad ora. Non soltanto la stagione calcistica mi ha regalato moltissime emozioni, ma una volta terminata sono arrivati anche molti riconoscimenti personali di caratura nazionale: sia per il rendimento calcistico che per quello scolastico, sono ufficialmente marchiato come “All-American,” ovvero rientro nella cerchia di quei pochi student-athletes negli Stati Uniti ad eccellere sia sul campo che fuori.

Per il modo in cui il college americano è organizzato, le vacanze invernali sono una vera e propria pacchia. A differenza del sistema universitario italiano che prevede esami a gennaio e forza così gli studenti a spendere tempo sui libri durante il periodo natalizio, per noi a gennaio iniziano corsi totalmente nuovi. Ed ecco che allora questi venti giorni a casa verranno dedicati al relax, alla family, e agli amici di sempre… Ed a tenermi allenato nel caso il mio coach ve lo chieda! Per quanto sembri che mi goda la vida dello sfaticato, non pensate però che non faccia niente tutto il giorno: ci pensa ben il mio vecchio a mettermi sotto al ristorante!

La ricompensa, però, c’è sempre!

Il prossimo (e penultimo) semestre, invece, sarà il più impegnativo. Dei cinque corsi che frequenterò, tre saranno incentrati su giornalismo e due su storia. Dovrò passare il cosiddetto “capstone” giornalistico, ovvero il corso chiave che riassume i progressi fatti fino ad ora ed analizza la mia personale esperienza durante il tirocinio che ho svolto l’estate scorsa. Il duro impegno scolastico servirà a tenermi la mente impegnata durante la primavera dato che il calcio, essenzialmente, si ferma. Il programma calcistico nello Spring semester prevede, infatti, allenamenti e amichevoli ma nessuna partita ufficiale. Per quanto insensato possa sembrare (e credetemi, è alquanto insensato), ho imparato a convivere con questo tipo di organizzazione, anche se non nascondo il fatto che sia una di quelle poche cose che cambierei del sistema college.

Settimana da Fuoco!

Questo venerdì, invece, abbiamo preso le valigie e siamo volati a San Diego, in California. Il match sto giro è durato ben poco, dato che al 15esimo minuto eravamo già sopra di tre. Io ne ho messi a segno due, e per la seconda settimana di fila sono entrato nel National Team of the Week!

Che settimana!

Il doppio incontro di venerdì e domenica scorsi, rispettivamente contro FIU e Vermont, ci ha visti vittoriosi per 3-1 e 3-2. Queste due dubs all’esordio non ci danno soltanto sei punti in classifica, ma ci portano anche al secondo posto della classifica delle squadre USA.

Personalmente ho messo segno tre gol in questi due match, portandomi a casa il titolo di MVP del weekend e guadagnando un posto nel “National Team of the Week.”

Su questo sito della Duke potete dare un’occhiata a tutti gli updates, incluso questo!

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Questo venerdì, invece, abbiamo preso le valigie e siamo volati a San Diego, in California. Il match sto giro è durato ben poco, dato che al 15esimo minuto eravamo già sopra di tre goal. Io ne ho messi a segno due, e per la seconda settimana di fila sono entrato nel National Team of the Week!

[Qui potete anche leggere l’interessante articolo sulla partita scritto dal giornale di Duke.] Col risultato al sicuro, il secondo tempo abbiamo calato il poker, mentre nel finale una disattenzione collettiva ci ha impedito di chiudere il match con la porta inviolata.

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Hollywood a San Diego…

 

Domani partiamo per il Kentucky, dove domenica sfideremo Louisville, una delle squadre più competitive della ACC. Una bella prova del nove per noi!

Intanto la scuola è ripresa normalmente, e ciò significa che la vita da professionisti è finita… C’è da sgobbare nuovamente sui libri, mannaggia! Quelli della California, a giudicare dalla loro vita, non sembra che abbiano tante preoccupazioni…

 

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Mission Beach, una delle bruttine spiagge californiane…

 

In esclusiva un video coi miei soci sudamericani all’interno del best zoo in the world…

 

 

A proposito… se vi siete persi il capitolo 2 della mia rubrica “American Dream” sul Trentino, ecco a voi una foto dell’articolo!

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I miei Articoli… e il mio Calcio D’Agosto!

Un giorno ci separa dal debutto stagionale. Domani sarà infatti Duke-FIU, e noi sappiamo quanto conti cominciare bene per il morale e per la classifica.

Come purtroppo succede alle squadre di calcio universitario, il gruppo ha troppo poco tempo a disposizione per amalgamarsi, dato che i primi allenamenti iniziano soltanto ad agosto. Ecco che allora, nonostante il caldo asfissiante di Durham, la doppia sessione diventa obbligatoria per fare fronte ai pochi giorni a disposizione prima del via al campionato.

La scuola inizia lunedì prossimo, e quindi fino ad ora noi ci siamo goduti la vita da professionisti. Sveglia presto, colazione al campo, e seduta mattutina occupavano la prima parte della giornata. Nel pomeriggio, fatta la doverosa pennichella per sfuggire alle ore più calde della giornata, ci si trovava in sala video per lavorare sui nostri movimenti dal punto di vista teorico; il tutto veniva poi portato in campo durante la seduta serale, per fortuna con una temperatura un attimo più fresca. Cena tutti insieme, e poi a nanna, dato che le energie rimaste erano davvero poche.

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Gesto d’affetto di un avversario in un’amichevole precampionato

Detta così, la mia giornata tipo sembrerebbe essere alquanto noiosa. Nel frattempo, però, ho anche fatto qualcosa di veramente figo! Ho lavorato su due articoli che sono stati poi pubblicati da EightbyEight, il magazine calcistico americano con cui sto facendo il tirocinio giornalistico.

Nel primo pezzo ho analizzato Maurizio Sarri e il suo bellissimo calcio, cercando di capire cosa aspetti l’ex tecnico napoletano in questa vibrante stagione di calcio inglese. “Sarriball,” fino ad ora, non ha deluso!

Il secondo, uscito non più tardi di quattro giorni fa, tratta di Mauro Icardi, il killer più letale della Serie A – e forse d’Europa, a giudicare dai numeri. Peccato che i suoi modi “accesi” lo abbiamo spesso messo al centro di problemi con l’Inter e con la nazionale argentina…

Per i trentini, vi consiglio anche di dare un’occhiata al giornale Trentino (o, in alternativa, Alto Adige), dato che ogni due settimane esce la mia rubrica, “The American Dream,” nella pagina di Sport! Il primo pezzo è già fuori, e lo potete recuperare dalla versione digitale del Trentino di domenica 19 agosto!

Qui vi lascio la foto della versione cartacea del primo capitolo.

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Tutto pronto, come direbbe Piccinini. A Durham non si aspetta altro che il kick-off!

Ruben Sosa e l’Uruguay!

In Uruguay incontriamo subito la leggenda del fútbol sudamericano Ruben Sosa. Novantasette ciliegie in Serie A fra Inter e Lazio e un titolo di Bundesliga sono solo alcuni dei traguardi raggiunti dal Principito.

Tra i vari sightseeing e giri turistici, decidiamo che è tempo di andare ad esportare la nostra ignoranza anche in Uruguay. Non prendiamo l’aereo per spostarci, bensì un traghetto LEGGENDA da Buenos Aires a Montevideo. Il cosiddetto Buquebus merita un 10 sia per il comfort che per la vista che offre ai suoi passeggeri. Nemmeno Borghese potrebbe ribaltare questa decisione! Giudicate voi stessi…


Un paio di ore e arriviamo nella terra del Pistolero e del Matador. Nonostante i soprannomi dei loro beniamini inneggino alla violenza, gli uruguaiani si mostrano persone molto amichevoli. Mate nella mano destra (tipico tè sudamericano), thermos di acqua calda nella sinistra, e classico “Como Estas Amigo?” – questa è l’immagine che mi rimane in mente quando penso a questa popolazione. Un po’ come quando ci immaginiamo il tipico americano con in mano lo Starbucks da mezzo litro di ‘caffè’.

In Uruguay incontriamo subito la leggenda del fútbol sudamericano Ruben Sosa. Novantasette ciliegie in Serie A fra Inter e Lazio e un titolo di Bundesliga sono solo alcuni dei traguardi raggiunti dal Principito, il quale rimane sempre un afecionado del suo club di origine, il Nacional, con cui finisce la carriera negli ultimi anni di attività.

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Con bomber Sosa

E noi contro la academy del Nacional ci giochiamo. D’altronde dobbiamo far credere che non siamo venuti in Sud America solo per l’asado! Questa partita la vinciamo, 3-2 per l’esattezza, mostrando una bella reazione dopo il doppio svantaggio. Detto in confidenza, spero che Sosa mi abbia visto segnare questa tripletta perché al giorno d’oggi una raccomandazione di quelle giuste, purtroppo o per fortuna, è oro.

Ancora una volta noi giochiamo bene. Lo stile del calcio uruguagio è talmente simile a quello argentino che a malapena si notano differenze nel modo di interpretare la partita. La lingua del resto è la stessa! L’unica differenza che riscontriamo rispetto all’Argentina è che noi, in Uruguay, collezioniamo solo gioie.

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Noi e Nacional

Il 3-2 inflitto al Nacional non è l’unica vittoria che portiamo casa. Il giorno prima (le partite sono back-to-back stile NBA), infatti, usciamo trionfanti anche dall’amichevole contro una giovane nazionale uruguaiana.

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Prima del match contro la nazionale uruguaiana

La tappa a vedere gli stadi sudamericani è un must, qualcosa che devi assolutamente fare. Il leggendario Centenario lo ammiriamo solo da fuori, mentre ne l’Estadio Campeón del Siglo, la nuova casa giallo-nera del Peñarol, mettiamo piede addirittura in spogliatoio.

Stadio Penarol

Il classico giretto in downtown Montevideo è il modo perfetto per dire sayonara a questo piccolo stato del Sud America, che conta appena tre milioni di abitanti ma che tanto ha dato e sta dando al calcio internazionale.

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Si concludono così dieci giorni di divertimento e partite emozionanti, durante i quali abbiamo avuto modo di confrontarci con culture molto diverse dalle nostre – sia in campo che fuori. Il nostro equipo, a questo punto felice ed esausto, vola di ritorno in North Carolina. Una breve pausa estiva libera i pensieri e crea le giuste motivazioni per tornare, ai primi di agosto, nell’afosa cittadina di Durham, dove gli allenamenti riprendono a poche settimane dal via del campionato. Il tour de force, con il calendario che come sempre prevede una ventina di partite nel giro di due mesetti, ci saprà dire se siamo più forti dello scorso anno.
Non resta che lasciare la parola al campo… A presto per gli aggiornamenti!

 

PS: Dopo la tournée sudamericana ho fatto anche tappa a Boston (MA) per un paio di settimane. Questi i migliori scatti che sono riuscito a rubare!

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Nord vs. Sud America: Che Partita!

Due filosofie diverse e contrastanti, quella sud e quella nordamericana, si affrontano in una partita tanto inusuale quanto entusiasmante.

La notte pazzesca della Bombonera ci ha fatto immergere pienamente nell’atmosfera del fútbol argentino. Noi, però, di Boca non siamo ancora sazi, e allora il giorno seguente sfidiamo la academy giallo-blu al loro centro sportivo: due filosofie diverse e contrastanti, quella sud e quella nordamericana, si affrontano in una partita tanto inusuale quanto entusiasmante.

Per fortuna, noi non veniamo presi in giro come la squadra peruviana la sera prima. Anzi, facciamo la nostra sporca figura.

Noi e boca

Pronti via e diamo un bel segnale alla partita. La palla gira bene, molto bene. Non oso dire che “canta”, non siamo il Barcellona guardiolano, però la manovra è fluida ed efficiente, tanto che per questioni di centimetri non passiamo in vantaggio per primi. Ma la palla gira bene anche quando l’hanno loro; d’altronde sono sudamericani, il possesso viene prima di tutto. Si può vedere chiaramente l’impronta che viene data a questi giocatori sin da piccoli: la palla si tiene e si gioca, ed è attraverso il possesso che si arriva dall’altra parte del campo per segnare.

Il Boca apre le mercature con la classica punizione laterale che nessuno tocca e finisce in porta (Lampard docet). Noi, però, non demordiamo. Atleticamente siamo superiori e, al termine di una delle tante cavalcate di squadra, finalizzo col sinistro (per sbaglio) un preciso assist di un mio compagno, per il goal che vale il pareggio.

A questo punto, i sudamericani s’innervosiscono. Sull’1-1 fanno partire una serie di tackle nonsense mirati a dare un segnale alla partita. Scherzo, mirati esclusivamente a fare male.

Noi ci divertiamo in campo e sembriamo molto a nostro agio, tanto che continuiamo a dialogare bene con la palla e creiamo ancora un paio di occasioni. Consapevoli che a fine partita ci avrebbero dato pranzo alla mensa del loro centro sportivo, caliamo le braghe negli ultimi minuti come nel più classico dei match fixing e diamo il contentino al Boca: 3-1 per la squadra di casa è il risultato finale.
Ne sono cresciuti di talenti in questo settore giovanile. Da Riquelme a Tevez, fino a el Pibe de Oro, il Boca ha sfornato diversi campioni che hanno fatto la storia del calcio. Fuoriclasse che, tecnicamente, sono davvero tre spanne sopra a tutti, ma che in campo sono spesso inclini al disordine tattico. Tevez recentemente disse, “I ragazzini italiani sanno tutto di tattica ma toccano male la palla”. Non per essere noioso Carlitos ma, a giudicare dal mondiale in Russia, lavorare un attimo di più sulla difesa sarebbe un’idea da considerare!

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Vi lascio con un paio di scatti di Buenos Aires… perché la prossima tappa è l’Uruguay!

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Per rispondere al magggico Tony… Beh io un’offerta dal Sudamerica non la potrei MAI rifiutare, lo sai! Per quanto riguarda il tavolo… pensavo entrassimo senza pagare, è cambiato qualcosa dall’ultima volta?!