La Disfatta di Duke B-Ball: che Paura per Zion!

Il ginocchio fa crack e Zion è costretto a saltare il resto del match. Per Nike, soltanto brutte notizie: la mattina seguente, lo stock del colosso americano scende di quasi due punti percentuali.

Un disastro. Non ci sono altre parole per riassumere la partita di basket più importante dell’anno.

Al momento del tip-off, lo stadio è strapieno. Sugli spalti non ci sono soltanto studenti di Duke, carichi e un filino brilli, ma anche personalità famose come il regista cinematografico Spike Lee e il due volte presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Capite quando è importante questa partita?

È persino impossibile trovare un posto in uno dei bar del campus. Non avendo prenotato in anticipo, finiamo in una birreria in città. Anche qui, il clima caldo dei supporters di Duke si fa sentire, e per sedersi ad un tavolo c’è da fare la guerra. Vi giuro che andare a vedere il Milan è molto più facile!

Neanche il tempo di fare due scommesse tra amici sull’esito della partita che già si capisce che questa serata non andrà per il verso giusto. Zion Williamson, il top player indiscusso di Duke e presto scelta numero uno al draft NBA di giugno, sterza bruscamente sul parquet del Cameron Stadium. La scarpa Nike non regge la sterzata del colosso di due metri per 123 chili, e si apre in due. Non si era mai visto un giocatore perforare una scarpa dopo un cambio di direzione. Risultato? Il ginocchio fa crack e Zion è costretto a saltare il resto del match. Per Nike, soltanto brutte notizie: la mattina seguente, lo stock del colosso americano scende di quasi due punti percentuali.

Ma niente paura, perché c’è molto di più del basket a Duke! Fra dieci giorni inizia lo spring break, la settimana di vacanza che ogni marzo spinge migliaia di studenti del college ad andare incontro al caldo dei Caraibi o delle spiagge meridionali dell’America. Niente di particolare, si tratta di una settimana in cui si fa festa dalla mattina alla sera, sulla spiaggia o in discoteca. Quest’anno, però, io ho piani diversi.

Il mio obiettivo è quello di allenarmi con una squadra della Major League Soccer durante quella settimana. Sarebbe un’opportunità per accrescere la mia visibilità e per capire quale sia il ritmo e il livello delle prime squadre MLS in America. Ma è ancora tutto da decidere. Vi tengo aggiornati!

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Back to Business: la prima partita del 2019

Da parte nostra resta la buona prestazione contro una squadra professionista, ma anche il rammarico della sconfitta che, come dice il mio vecchio, “brucia sempre, anche nelle amichevoli!”

Dopo un mese di stallo, sabato siamo tornati in campo. Il primo test primaverile ci ha visti a confronto con una squadra USL (la rispettiva serie B americana) localizzata a Charlotte, in Nord Carolina. Non è stata soltanto un’amichevole, ma anche un’occasione per mettersi in mostra: a gennaio 2020 ci sarà il draft, e quindi adesso ogni partita diventa importante per fare buone impressioni sul giro di squadre professionistiche statunitensi.

Kickoff notturno alle 8. Dopo un primo tempo a viso aperto, andiamo al riposo sul risultato di 1-1. La ripresa si fa molto più caotica, le squadre si allungano, e le occasioni si moltiplicano da entrambe le parti. Il match finisce 3-2 per loro. Da parte nostra resta la buona prestazione contro una squadra professionista, ma anche il rammarico della sconfitta che, come dice il mio vecchio, “brucia sempre, anche nelle amichevoli!”

È periodo di mid-term intanto per noi studenti di Duke. I primi esami del semestre ci hanno colpito duramente, e le conseguenze si percepiscono nella vita quotidiana. Gli studi ci costringono a diminuire le serate al bar per dedicare più tempo a posti noiosi come la biblioteca. Il sonno, purtroppo, ne risente: la sveglia suona sempre alle sette la mattina e fra allenamento, lezioni, e studio, difficilmente si riesce a riposare serenamente.

Le mie classi di giornalismo sono le più esigenti in quanto richiedono di produrre articoli settimanali. Fra i principali argomenti che trattiamo ci sono la situazione tesa del governo americano e le campagne elettorali dei potenziali avversari di Trump nelle elezioni presidenziali del 2020. Trump che, recentemente, ha dichiarato lo stato di emergenza per la situazione dell’immigrazione al confine fra Messico e USA. Gli oppositori, soprattutto i democratici, hanno reagito pacatamente: “Ci vediamo in tribunale,” hanno detto al presidente.

Mercoledì è il giorno di Duke-UNC, il derby di college basketball più seguito e sentito di tutti gli States. Per noi che giochiamo in casa sarà una festa dalla mattina alla sera, indipendentemente dal risultato della partita. A scaldare ulteriormente l’ambiente ci ha pensato Jayson Tatum, il talento dei Boston Celtics che ha deciso di fare una visita al suo vecchio campus questo weekend. Ovviamente abbiamo avvistato il giovane cestista in disco!

Chicago, the Windy City

Completo elegante, medaglie, e sciarpa rossa marchiata “All-American” hanno reso il tutto molto professionale e coreografico.

Scendo dall’aereo e già sento il gelo che mi entra nelle ossa. Le città nordiche sapevo fossero fredde, ma Chicago esagera! Nonostante il vento pungente e le strade ricoperte di bianco (sabato è arrivata la neve), io non mi sono tirato indietro ed ho raggiunto tutti i punti d’interesse della mia bucket list.

Venerdì il mio weekend nella Windy City si è aperto, ironicamente, con “Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte,” il capolavoro artistico di Seurat situato all’interno del Chicago Institute of Art. Le lezioni liceali di storia dell’arte passate a studiare ed analizzare questo dipinto mi hanno legato talmente tanto a questa opera d’arte che mi sono sentito obbligato ad andare a vederla coi miei occhi. E che spettacolo!

Un’altra delle attrazioni “must-see” di Chicago è il Cloud Gate. Comunemente chiamato il “bean” per via della sua forma ovale e schiacciata ricordante un fagiolo, il Cloud Gate è una sorta di specchio gigante che occupa il centro della piazza al Millennium Park, il parco più famoso di Chicago. Il risultato di questa architettura? La città intorno si riflette sulle pareti di questo specchio, e di notte il gioco di luci è mozzafiato.

Girovagando per la città tutto solo, una mattina mi sono imbattuto in un Nutella Cafè. Costretto ad entrare per verificarne l’autenticità, ho fatto ricadere la mia scelta su una crêpes nutella e fragole, con caffè americano ad accompagnare. Non giudicatemi, il caffè vero si sa che non esiste da queste parti!

La cerimonia dei giocatori e studenti All-America, il motivo primario del mio viaggio, si è svolta invece sabato. Completo elegante, medaglie, e sciarpa rossa marchiata “All-American” hanno reso il tutto molto professionale e coreografico. Per via delle mie due medaglie (sono stato premiato fra i migliori atleti dei college americani sia per meriti calcistici che scolastici), durante la mia seconda premiazione la presidente dell’associazione dei coach americani ha fatto scappare la battuta. “Ne vuoi un’altra?”

Una giornata così bella non la potevo terminare tristemente nel mio letto d’albergo. Quando mi ricapita di essere a Chicago tutto solo?! Ed ecco che allora la sera io e un paio di altri giocatori incontrati alla cerimonia abbiamo testato la nightlife di Chicago. Con la scusa di dover brindare ai nostri premi siamo andati avanti fino a notte inoltrata, facendo nuove conoscenze con gli studenti delle università nei dintorni. Stanco e con poche ore di sonno, il giorno dopo sono salito sull’aereo per fare ritorno alla mia cara Duke, dove da oggi si è tornato a fare sul serio.

Stagione da Fuoco

Il riassunto di una stagione molto calda, finita così così dal punto di vista del collettivo ma con tanti awards personali.


Una stagione piena di emozioni è giunta al termine due settimane fa. Complici la nostra mancata lucidità sottoporta ed un pizzico di sfortuna, nei sedicesimi di finale ci siamo dovuti arrendere all’università di Maryland: 0-2 il risultato finale.

Il campionato finisce qui. Se è pur vero che la stagione è corta, la vicinanza delle partite rende il campionato molto pesante dal punto di vista mentale, mentre una volta giunti ai playoff la gara singola può rivelarsi crudele e, come è successo nel nostro caso, vanificare quanto di buono fatto nella regular season. Alla delusione di squadra provo a far fronte con un paio di riconoscimenti a livello personale. 

Si tratta dell’inserimento tra i 15 finalisti del “Hermann Trophy,” il premio per il migliore giocatore dei college USA, e della selezione nel “All-America team.” Vinco questo award sia per quanto fatto sul campo che per il rendimento scolastico (Academic All-America team). Sicuramente consolazioni che mi aiutano a mandare giù più facilmente l’amara sconfitta!

Rimane adesso una settimana alla fine del semestre, la quale ci vedrà impegnati nei temutissimi esami finali prima di fare le valigie e tornare a casa per godersi il meritato riposo. Il winter break durerà soltanto una ventina di giorni: giusto il tempo di festeggiare il Natale, guardare la Premier League durante il Boxing Day, stappare un paio di bozze a capodanno, e sarò nuovamente sull’aereo diretto a Durham.

Intanto qui l’atmosfera natalizia si respira veramente, dato che un sacco di neve ha invaso Duke nella notte fra sabato e domenica. A causa delle severe allerte meteo, la vita nel campus si è fermata: gli autobus non passano, i ristoranti sono più chiusi che aperti, e il campo da allenamento è coperto da 20 centimetri di neve. Ma ancora non mi demoralizzo… a patto che venerdì gli aerei partano!