Let the Journey Begin

 

America has always been known as the land of opportunity, the place where you can be whatever you want. In this blog I would like to tell you more about my college life and what has brought me here to the USA, hoping that it will be useful for some of you.
I have been dreaming of becoming a professional soccer player since I was a child. At the same time, the passion for studying has slowly made its way into my life. And what other way than college, I thought, would best conciliate the two of them?

As soon as the opportunity came, I did not think twice about what to do: I decided to fly to the USA and join a college. Do you want to know the best part in all of this? Thanks to a soccer scholarship achieved by playing the sport I love, I am now able to pay for most of my college fees!

I am looking forward to seeing what this lifetime experience has in store for me!

 

My name’s Daniele and I’m from Italy.

Catawba College, North Carolina: I’m coming!

 

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My brother, me and a friend at my leaving party

 

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La giornata tipo

7:15, suona la sveglia. Primo giorno di lezioni, primo giorno da studente universitario. Diciamo pure primo giorno da studente del college, che è più cool. È passato un po’ di tempo dall’ultima volta che mi sono alzato così presto per ragioni scolastiche; era luglio 2015 per l’esattezza, e affrontavo l’orale al Liceo Maffei. What a great time, by the way! Questa volta, però, è diverso: questa non è la mia lingua madre, questi compagni non sono gli amici di una vita. Quanto ci vorrà per integrarmi? Sto positivo ed entro in classe.

“Good morning,” le prime (scontate) parole che rivolgo al professore di matematica. Non trattandosi di un college di esagerate dimensioni, le classi non ospitano tanti alunni, il che favorisce di gran lunga l’interazione professore-studente. Proprio per questo motivo, prima frase e già mi inquadrano. “Where are you from?” Ecco, se c’è una cosa che non ti fanno pesare gli americani è la poca dimestichezza con la lingua. Dal momento in cui scoprono che sei “international” (e quanto sono affascinati dagli italiani!), fanno di tutto per aiutarti se sei in difficoltà.

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La mattina passa e dopo quattro  ore di lezione la testa mi sta scoppiando. Il problema non è tanto capire, ma prestare attenzione per tanto tempo a parole che non ti suonano familiari. Lo sforzo che faccio per dare un senso a ciò che ascolto sembra portare il cervello a bruciarsi piano piano. C’è bisogno di una pausa… Lunch! Finalmente. Aspetta un attimo, dov’è la mia pasta al pomodoro e grana? Mi siedo e non c’è il pane sulla tavola. Penso di morire, ma cerco di dimenticare questo oltraggioso fatto scherzando coi boys. O almeno tentando di scherzare, dato che capisco una battuta ogni tre.
Sono le due, tempo di andare al campo. Tanta roba. Qui non si parla nessuna lingua, o meglio tutti parliamo la stessa – il calcio. Incontro un tipo di calcio COMPLETAMENTE diverso in concetti e idee (e qui dovrò, più avanti, aprire una parentesi). Mi sfogo e in un attimo sono le cinque. Doccia, si fa un po’ di spogliatoio, e via a cena tutti insieme in mensa.

Il resto della settimana si organizza bene o male sulla falsa riga di questa giornata tipo. Le cose si fanno più interessanti con l’arrivo del fine settimana. Weekend significa essenzialmente due cose: game day e, a seguire, party. Ma per quanto riguarda quest’ultimo, avrò bisogno di più tempo per dare le dovute spiegazioni, trattandosi di un argomento tanto invidiato quanto misterioso nel nostro Paese. Per ora, vi lascio con l’immagine che già avete delle feste nei vari American Pie e Project X.

My First Day

 

8 agosto 2016, il giorno è arrivato. Mi dirigo a Milano Malpensa con i miei genitori: da qui partirà il mio primo volo intercontinentale (cavolo se suona bene!), ma soprattutto da qui inizierà la mia nuova vita.

Milano-Monaco-Charlotte, questo l’itinerario. Congedo la mia famiglia e sono pronto a lasciare il Paese, consapevole che d’ora in avanti sarà tutto nelle mie mani: o fallisco, e prendo una bella botta, o ce la faccio, e mi riempio di fiducia.
Sbam! In un batti baleno sono a destinazione. Metto piede sul suolo americano e un po’ ripenso a tutte le volte in cui mi son giurato di andare negli States. Ma non ci faccio molto caso, sono troppo impegnato a costruirmi in testa le frasi per farmi capire. Eh sì, perché all’inizio credi di sapere l’inglese, ma quando ascolti la tua voce pronunciare quelle strane parole di fronte a qualcuno che non sia il tuo insegnante, il gioco cambia. E se poi, come nel mio caso, la prima persona a cui ti devi rivolgere è un agente delle forze dell’ordine col compito di accettare o rifiutare il tuo visto e il tuo passaporto, ecco che i famosi sette o otto anni di inglese a scuola sembrano vanificarsi nel nulla. Foto, impronte digitali, documenti, e una serie infinita di domande: passo il test – I am free to go. Ritiro la valigia e cerco la strada per l’uscita. Percorro alcuni e corridoi e, alla fine, giro l’ultimo angolo; lì, ad aspettarmi come programmato, c’è il mio coach. “How you doing, Danny? Nice to meet you!”, le sue prime parole.

Ritiriamo la macchina al parcheggio e ci dirigiamo verso Salisbury, città che ospita Catawba College. Sto morendo di fame, e il jet lag sicuramente non mi sta dando una mano. Ci fermiamo, allora, sulla strada, e la necessità di cibo mi spinge a fare qualcosa che poi mi prometterò limitare al minimo: panino spazzatura al primo fast food e via di nuovo in viaggio. Una volta arrivati al campus, andiamo dritti al luogo più interessante, il campo da calcio. Mi approcciano subito quattro o cinque ragazzi, che successivamente chiamerò “boys” perché compagni di squadra. Mettiamo su un torellino e sbombiamo un po’ al portiere, il tutto in completa serenità, dato che il primo allenamento sarebbe stato il giorno seguente.
Passiamo un paio di orette a conoscerci e a prenderci già in giro finché, completamente buio, decidiamo di smettere e fare due chiacchere. Ho l’impressione di sentire parlare cinque lingue diverse… brutta storia gli accenti quando sei alle prime armi! America, Australia, Inghilterra, Germania, Islanda, ce n’è per tutti i tipi, e io non posso fare altro che chiedere di ripetere infinite volte. Scene alquanto esilaranti nasceranno successivamente a causa della mia inesperienza con la lingua. Ma come direbbe il buon Buffa, “questa è un’altra storia.”

L’inizio dell’avventura

Avete presente il mito dell’America come terra delle opportunità, come il posto in cui puoi realizzare i tuoi sogni? Beh, io sto vivendo la mia occasione oltreoceano e ho deciso di raccontare la mia esperienza; chissà, magari tornerà utile a qualcuno di voi.

Fin da piccolo coltivavo il sogno di diventare calciatore e ho lavorato duramente per emergere, ottenendo buoni successi. Ho giocato per un paio d’anni nelle giovanili del FC Südtirol e due anni in serie D con la maglia dell’US Dro.

Finito il liceo, mentre sto decidendo cosa fare della mia vita, sia dal punto di vista sportivo sia dal punto di vista accademico, mi si presenta un’occasione più unica che rara: poter sfruttare la mia passione per studiare in un college americano. Colgo la palla al balzo e, grazie alle mie doti calcistiche, riesco ad ottenere una borsa di studio che mi porta dritto in North Carolina, al Catawba College.

Io sono Daniele e la mia nuova vita MADE IN USA sta per iniziare!

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Mio fratello Davide, io e il mio amico Davide alla festa per la mia partenza