Chicago, the Windy City

Completo elegante, medaglie, e sciarpa rossa marchiata “All-American” hanno reso il tutto molto professionale e coreografico.

Scendo dall’aereo e già sento il gelo che mi entra nelle ossa. Le città nordiche sapevo fossero fredde, ma Chicago esagera! Nonostante il vento pungente e le strade ricoperte di bianco (sabato è arrivata la neve), io non mi sono tirato indietro ed ho raggiunto tutti i punti d’interesse della mia bucket list.

Venerdì il mio weekend nella Windy City si è aperto, ironicamente, con “Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte,” il capolavoro artistico di Seurat situato all’interno del Chicago Institute of Art. Le lezioni liceali di storia dell’arte passate a studiare ed analizzare questo dipinto mi hanno legato talmente tanto a questa opera d’arte che mi sono sentito obbligato ad andare a vederla coi miei occhi. E che spettacolo!

Un’altra delle attrazioni “must-see” di Chicago è il Cloud Gate. Comunemente chiamato il “bean” per via della sua forma ovale e schiacciata ricordante un fagiolo, il Cloud Gate è una sorta di specchio gigante che occupa il centro della piazza al Millennium Park, il parco più famoso di Chicago. Il risultato di questa architettura? La città intorno si riflette sulle pareti di questo specchio, e di notte il gioco di luci è mozzafiato.

Girovagando per la città tutto solo, una mattina mi sono imbattuto in un Nutella Cafè. Costretto ad entrare per verificarne l’autenticità, ho fatto ricadere la mia scelta su una crêpes nutella e fragole, con caffè americano ad accompagnare. Non giudicatemi, il caffè vero si sa che non esiste da queste parti!

La cerimonia dei giocatori e studenti All-America, il motivo primario del mio viaggio, si è svolta invece sabato. Completo elegante, medaglie, e sciarpa rossa marchiata “All-American” hanno reso il tutto molto professionale e coreografico. Per via delle mie due medaglie (sono stato premiato fra i migliori atleti dei college americani sia per meriti calcistici che scolastici), durante la mia seconda premiazione la presidente dell’associazione dei coach americani ha fatto scappare la battuta. “Ne vuoi un’altra?”

Una giornata così bella non la potevo terminare tristemente nel mio letto d’albergo. Quando mi ricapita di essere a Chicago tutto solo?! Ed ecco che allora la sera io e un paio di altri giocatori incontrati alla cerimonia abbiamo testato la nightlife di Chicago. Con la scusa di dover brindare ai nostri premi siamo andati avanti fino a notte inoltrata, facendo nuove conoscenze con gli studenti delle università nei dintorni. Stanco e con poche ore di sonno, il giorno dopo sono salito sull’aereo per fare ritorno alla mia cara Duke, dove da oggi si è tornato a fare sul serio.

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