L’impatto con la realtà di Duke

Metto piede per la prima volta a Duke e già noto una differenza enorme dall’anno scorso. Strutture, campi, edifici, tutto è così grande e affascinante che mi sembra di essere dentro ad un film per quanto l’atmosfera sia surreale. Ma cosa ne sapevo quel giorno? Non avevo ancora visto nulla. Col tempo, Duke si rivelerà essere la scelta più bella che abbia mai preso finora in vita mia.

Eh si, perché ti basta spendere un giorno all’interno del campus di Duke per realizzare quanto tutto – ma proprio tutto – in questa piccola cittadina giri intorno ad un solo e preciso scopo: lo studente. Allo studente di Duke non manca semplicemente niente, e ad innamorarsi di questa vita ci si mette un attimo.

 

Duke campus 3
Duke Chapel

Il salto di qualità lo ho notato anche dal punto di vista calcistico. La Duke gioca nel campionato di divisione uno e, in quanto squadra fra le top negli Stati Uniti, non si fa mancare nulla. Dal ritiro pre-season (lo scorso agosto abbiamo trascorso 5 giorni in Indiana) ad uno staff che prevede perfino la possibilità di consultare un nutrizionista per diete su misura, l’intero sistema organizzativo che ruota intorno alla squadra è semplicemente impeccabile. Lo stesso discorso vale per le strutture di allenamento, le quali includono sia un campo in erba naturale sempre in perfetto stato, sia un sintetico da sfruttare in caso di condizioni atmosferiche avverse. Inutile dire che, viste le condizioni in cui ci permettono di “lavorare,” i nostri obiettivi sono sempre i più grandi possibili.

Notizia bomba! Quest’anno a maggio faremo una tournée con la squadra in Argentina e Uruguay! Dieci giorni in Sudamerica per visitare stadi leggendari come la Bombonera e sfidare la primavera del Boca in amichevole. Purtroppo non so nulla del calcio e della cultura uruguaiani per dire qualcosa di entusiasmante su Montevideo e dintorni, ma non mi preoccupo… mi farò consigliare dagli amici de “La Noche del 10 – El Contragolpe”, che del fùtbol pazzo e imprevedibile del Sudamerica ne sanno una in più del diavolo (date un’occhiata ai loro nicknames se non ci credete).

NCAA Soccer: Duke at North Carolina

Mi è stato chiesto di rispondere ad un paio di domande, la prima delle quali riguarda il ritorno di Dzemaili in A. Da anni garanzia bonus al fantacalcio, quello sicuro! C’è da vedere se si ricorda ancora come si giochi il nostro calcio o se s’è abituato troppo allo stile oltre oceanico – non esattamente compatibile col nostro come dimostrano i zero giocatori americani in serie A.

Se il fatto che David Villa sia di nuovo in nazionale sia un segno di un trend di crescita del calcio MLSiano è una sentenza troppo dura da dare in questo momento. Il calcio qui in America sta crescendo, e sempre più bambini cominciano a calciare il pallone invece che a lanciarlo con le mani. La sproporzione rimane comunque abnorme! Detto ciò, il sistema scuola calcio è lo stesso da anni in America e non sembra né schiodarsi né fare alcun passo in direzione di quello europeo. Questione di mentalità, I guess.

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Per concludere, vorrei lasciare un’anteprima riguardo a quello che si vedrà nei prossimi pezzi. Tante belle cose di sicuro, a cominciare dalla pazzia di noi studenti quando gioca la nostra squadra di basket, la #1 negli Stati Uniti… mica banane! Entrerò nel dettaglio di questa e molte altre storie con l’intento di raccontare quelle cose che purtroppo son difficili da vivere e vedere da noi. Stay tuned!

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