NFL & NBA

18 settembre 2016, il giorno in cui decido di cercare di capire perché il football – quello americano – sia un affare così importante negli Stati Uniti.
L’occasione è quella dell’home opener dei Carolina Panthers, ovvero il primo match casalingo della stagione per la squadra che nel gennaio 2016 ha visto sfumare il sogno per il titolo NFL al Superbowl.

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Biglietto da quasi 3 cifre e si va – San Francisco 49ers @ Carolina Panthers. Si gioca a Charlotte. Trovare parcheggio è un’impresa, le città è praticamente invasa.
L’atmosfera che mi coinvolge appena scendo dalla macchina è devastante: alcuni ballano, altri suonano, e altri ancora fanno tailgate – ovvero aprono il baule del macchinone, mettono su un po’ di musica, e tutto il resto è birra.

Si vedono per lo più maglie nere e azzurre, Cam Newton 1 e Luke Kuechly 59 in primis, anche se si intravede qualche red jersey di Kaepernick.

Dopo fuochi, aerei che dipingono coreografie sopra lo stadio, e il classico inno cantato mentre una bandiera americana lunga 100 yards è esposta e copre l’intero campo, il match inizia. Lo stadio, il Bank of America Stadium, è stra pieno, sono presenti 75 mila persone. La partita è all’altezza delle aspettative, e lo spettacolo è servito. Un 78-yard touch down, diversi fumbles, e qualche giocata illuminante fissano il punteggio finale sul 46-27 per i Panthers – un risultato decisamente sopra alla media in termini di punti realizzati.

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Soddisfatto ma allo stesso tempo curioso, un paio di mesetti più tardi torno a Charlotte. Per il basketball questa volta. E per Marco Belinelli, da quest’anno, infatti, un giocatore degli Hornets. Ci troviamo alla Spectrum Arena, un palazzetto da 20 mila spettatori. L’occasione è quella in cui gli Utah Jazz fanno visita a MB21. Il ‘ragazzo’ di San Giovanni in Persiceto ne fa 13, e gli hornets vincono 104-98 una partita tirata fino all’ultimo. L’unico rimpianto che mi rimane è non essere riuscito a strappare una foto col Beli, nonostante i miei tentativi di gridargli cose a caso in italiano giusto per attirare la sua attenzione.

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Ciò che è certo è che lo spettacolo è assicurato assistendo a questi sport. Non esiste il concetto di tifo, e questo un po’ mi dispiace. La gente va alle partite per divertirsi, non per supportare la squadra. Per questo motivo si hanno i ‘fans’ invece dei ‘supporters’, in una mentalità che in parte condivido ma d’altro canto mi rende nostalgico se ripenso ai nostri eventi sportivi in cui si canta dal 1° al 90esimo. Del resto sono cresciuto andando allo stadio quando a San Siro c’era ancora la leggendaria Fossa dei Leoni…

Anyway, personalmente 2 presenze sugli spalti e 2 vittorie da parte delle squadre di Charlotte. Non male come statistica! E dato che qui vanno matti per le statistiche, eccovi servito un bel 100% da parte di un occasionale tifoso italiano.

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PS: un amico mio mi ha chiesto di spendere 2 parole per il trasferimento definitivo di Mancosu nella Major League Soccer. Ti prometto che andrò anche lì prima o poi, e riporterò tutto quello che c’è da riportare. Per il momento, semplicemente good luck ad un bomber che avrei visto bene darmi qualche gioia al fanta in una squadra da medio-bassa classifica in serie A.

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