La giornata tipo

7:15, suona la sveglia. Primo giorno di lezioni, primo giorno da studente universitario. Diciamo pure primo giorno da studente del college, che è più cool. È passato un po’ di tempo dall’ultima volta che mi sono alzato così presto per ragioni scolastiche; era luglio 2015 per l’esattezza, e affrontavo l’orale al Liceo Maffei. What a great time, by the way! Questa volta, però, è diverso: questa non è la mia lingua madre, questi compagni non sono gli amici di una vita. Quanto ci vorrà per integrarmi? Sto positivo ed entro in classe.

“Good morning,” le prime (scontate) parole che rivolgo al professore di matematica. Non trattandosi di un college di esagerate dimensioni, le classi non ospitano tanti alunni, il che favorisce di gran lunga l’interazione professore-studente. Proprio per questo motivo, prima frase e già mi inquadrano. “Where are you from?” Ecco, se c’è una cosa che non ti fanno pesare gli americani è la poca dimestichezza con la lingua. Dal momento in cui scoprono che sei “international” (e quanto sono affascinati dagli italiani!), fanno di tutto per aiutarti se sei in difficoltà.

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La mattina passa e dopo quattro  ore di lezione la testa mi sta scoppiando. Il problema non è tanto capire, ma prestare attenzione per tanto tempo a parole che non ti suonano familiari. Lo sforzo che faccio per dare un senso a ciò che ascolto sembra portare il cervello a bruciarsi piano piano. C’è bisogno di una pausa… Lunch! Finalmente. Aspetta un attimo, dov’è la mia pasta al pomodoro e grana? Mi siedo e non c’è il pane sulla tavola. Penso di morire, ma cerco di dimenticare questo oltraggioso fatto scherzando coi boys. O almeno tentando di scherzare, dato che capisco una battuta ogni tre.
Sono le due, tempo di andare al campo. Tanta roba. Qui non si parla nessuna lingua, o meglio tutti parliamo la stessa – il calcio. Incontro un tipo di calcio COMPLETAMENTE diverso in concetti e idee (e qui dovrò, più avanti, aprire una parentesi). Mi sfogo e in un attimo sono le cinque. Doccia, si fa un po’ di spogliatoio, e via a cena tutti insieme in mensa.

Il resto della settimana si organizza bene o male sulla falsa riga di questa giornata tipo. Le cose si fanno più interessanti con l’arrivo del fine settimana. Weekend significa essenzialmente due cose: game day e, a seguire, party. Ma per quanto riguarda quest’ultimo, avrò bisogno di più tempo per dare le dovute spiegazioni, trattandosi di un argomento tanto invidiato quanto misterioso nel nostro Paese. Per ora, vi lascio con l’immagine che già avete delle feste nei vari American Pie e Project X.

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